Autore: Dipendenti in Cloud

Il rimborso chilometrico è la somma che l’azienda riconosce a dipendenti e collaboratori che utilizzano un’auto propria per effettuare una trasferta di lavoro.
Il calcolo del rimborso chilometrico avviene moltiplicando il costo chilometrico indicato nelle tabelle ACI per i chilometri percorsi dal lavoratore.
Il rimborso chilometrico può essere tassato o meno in busta paga, a seconda che si tratti di una trasferta comunale o extracomunale ed è deducibile per l’azienda entro determinati limiti. Inoltre, contribuisce al costo del personale dipendente.
Nei prossimi paragrafi entriamo nel dettaglio del rimborso chilometrico, spiegando come determinare correttamente l’importo da riconoscere al lavoratore e altre informazioni chiave sul tema.
Indice del capitolo
Per calcolare il rimborso chilometrico, si deve moltiplicare il costo chilometrico indicato dalle tabelle ACI per il numero di chilometri percorsi dal lavoratore durante la trasferta.
La formula è la seguente: Rimborso chilometrico = costo km × km percorsi
Vediamo ora, passo dopo passo, come effettuare correttamente il calcolo.
Il primo passo consiste nel raccogliere le informazioni relative al veicolo utilizzato per la trasferta. In particolare, servono:
È importante sapere che la normativa prevede una tassazione differenziata in base all’alimentazione del veicolo. In particolare:
Le tabelle ACI (Automobile Club d’Italia) sono elenchi che indicano il costo medio per chilometro dei veicoli e vengono pubblicate ogni anno in Gazzetta Ufficiale, con valori aggiornati.
Le tabelle distinguono i veicoli in base all’alimentazione (benzina, diesel, ibrido-benzina, ibrido-gasolio, etc.) e includono sia i modelli in produzione sia quelli fuori produzione.
All’interno delle tabelle, i veicoli sono suddivisi in categorie, in base all’alimentazione e allo stato di produzione.
Ti basterà individuare marca, modello e serie del veicolo utilizzato dal lavoratore per trovare il relativo costo km, che si basa su una percorrenza convenzionale di 15.000 km annui.
Se il veicolo non è presente nelle tabelle, puoi fare riferimento a un modello simile, come previsto dalla circolare ministeriale n. 326/1997.
Una volta individuato il costo chilometrico, il calcolo è immediato:
ti basterà moltiplicare il costo km per i chilometri dichiarati dal dipendente nella richiesta di rimborso.
Supponiamo che un tuo dipendente abbia percorso 50 km complessivi (andata e ritorno) per una trasferta di lavoro.
La sua auto è un’Alfa Romeo Giulia 2.0 Turbo 200 CV a benzina. Il costo chilometrico indicato nelle tabelle ACI 2026 è pari a 0,7449 €. Il rimborso spettante sarà quindi:
0,7449 € × 50 km = 37,24 €
Ora che conosci tutti i passaggi, puoi consultare direttamente le tabelle ACI 2026 e procedere con il calcolo del rimborso.
Attenzione, però: non sempre il lavoratore ha diritto al rimborso chilometrico.
Per capire quando spetta e in quali casi, continua a leggere l’articolo.
I lavoratori che possono beneficiare del rimborso chilometrico rientrano in diverse categorie: dipendenti, amministratori, soci e personale esterno legato all’azienda da contratti di collaborazione, anche occasionale.
In generale, il rimborso chilometrico spetta ai lavoratori quando:
Tutte e tre le condizioni devono verificarsi contemporaneamente.
Se invece si muovono con un mezzo di trasporto pubblico (come l’autobus, il treno o l’aereo), spetterà loro un rimborso spese, che viene conferito a partire dalla presentazione dei biglietti (titoli di viaggio) acquistati.
Discorso a parte va fatto per il tragitto casa-lavoro quotidianamente percorso dai lavoratori.
Questo tipo di spostamento non si può considerare trasferta e quindi non va rimborsato né retribuito.
Unica eccezione a questa regola riguarda i lavoratori senza una sede abituale di lavoro (come, ad esempio, i corrieri).
Approfondiremo l’argomento nell’ultimo paragrafo del capitolo, dedicato al rimborso chilometrico per il tragitto casa-lavoro.
È importante non confondere i casi in cui spetta il rimborso chilometrico con quelli invece riconducibili al fringe benefit automobilistico
Si tratta, infatti, di due strumenti diversi, con regole e finalità differenti.
Nel caso del rimborso chilometrico:
Il fringe benefit automobilistico, invece:
Entrambi gli strumenti fanno riferimento alle tabelle ACI, ma vengono applicati in contesti e con modalità differenti.
Quando si verificano le condizioni per ottenere un rimborso chilometrico, i lavoratori (dipendenti o collaboratori) possono presentare all'azienda una richiesta di rimborso chilometrico.
Nella domanda, è importante che vengano specificate alcune informazioni essenziali, tra cui:
Dipendenti in Cloud semplifica la prestazione della richiesta di rimborso chilometrico.
Infatti, il dipendente:
- ha un proprio account personale, protetto da credenziali, dove può entrare e inserire la domanda di rimborso.
- Può creare un veicolo da salvare e riutilizzare le volte successive, così da non dover inserire ogni volta tutti i dati, ma semplicemente richiamandoli con un clic.
- Può associare il rimborso chilometrico a un viaggio, utile, ad esempio, a raccogliere tutte le spese affrontate durante una trasferta.
- Può allegare dei file (ad esempio lo scontrino per il rifornimento di carburante) e inserire dei commenti, a completamento della sua richiesta.
Scopri di più sulla gestione nota spese con Dipendenti in Cloud >
Una volta che il titolare, l’amministratore o il responsabile delle risorse umane hanno ricevuto la richiesta di rimborso da parte del lavoratore, dovranno:
Dipendenti in Cloud semplifica anche la gestione dei rimborsi chilometrici da parte dell’azienda.
Infatti tu, titolare o responsabile:
- ricevi le richieste di rimborso chilometrico dei dipendenti: una notifica ti avverte in tempo reale,
- controlli i dati e decidi se approvare o rifiutare la richiesta.
Inoltre, tutti i rimborsi chilometrici vengono salvati in modo ordinato: sono presenti nell’apposita categoria, classificati in base allo stato (approvati, da approvare e rifiutati) e sono filtrabili per dipendente. In questo modo, hai il controllo completo e tempestivo della situazione.
Prova Gratis Dipendenti in Cloud ora >
Una volta che avrai determinato il rimborso chilometrico che spetta al tuo dipendente, dovrai versarlo nella busta paga.
Attenzione però: a differenza della normale retribuzione, questo tipo di pagamento è tassato in maniera diversa, sia per il lavoratore che per l’azienda. Vediamo come.
La tassazione per il lavoratore segue questi principi generali, dettati dalla Circolare del Ministero delle Finanze n. 326/E del 1997:
Dal punto di vista aziendale, il rimborso chilometrico rientra tra i costi di impresa ed è, quindi, deducibile: si tratta cioè di una cifra su cui la tua azienda non deve pagare le tasse.
Attenzione però, ci sono dei limiti legati alla potenza dell’auto utilizzata per la trasferta, ovvero:
Se l’auto utilizzata dal dipendente supera questi limiti, la deduzione non potrà essere del 100%, ma andrà rimodulata consultando la tabella dei costi di esercizio per percorrenza annua, disponibile sempre sul portale ACI.
L’Agenzia delle Entrate, con risoluzione 92/E/2015 ha chiarito che:
Scopri tutti i consigli per la gestione dei rimborsi di dipendenti e collaboratori
della tua Azienda.
Nella maggior parte dei casi, ai lavoratori, non è riconosciuto alcun tipo di rimborso per il tragitto percorso per andare quotidianamente a lavoro.
La Corte di giustizia dell’Unione Europea ha però introdotto un’eccezione a questa regola prevedendo l’obbligo per i datori di lavoro di retribuire il tempo impiegato per recarsi a lavoro per i lavoratori privi di una sede di lavoro fissa: gli agenti di commercio, ad esempio, o gli addetti alle consegne.
Queste categorie di lavoratori non solo non hanno una sede abituale di lavoro, ma spesso non hanno neanche un itinerario fisso da seguire per svolgere le proprie mansioni.
In questi casi specifici, quindi, secondo la normativa europea dovrai retribuire in busta paga anche le ore dedicate al tragitto casa-lavoro (e viceversa).
Attenzione però, ci sono due elementi molto importanti per cui il pagamento per il tragitto casa-lavoro si differenzia dal rimborso chilometrico vero e proprio:
Mentre il rimborso chilometrico per trasferta è esente da imposte, le somme ricevute dal lavoratore per il tragitto casa-lavoro sono tassate esattamente come il resto della retribuzione.
Dal punto di vista aziendale invece cambia poco: gli importi pagati per il tragitto casa lavoro rientrano tra i costi del personale e sono quindi pienamente deducibili dal reddito come succede per il rimborso chilometrico.
A differenza del rimborso chilometrico, il calcolo per determinare l’importo da pagare a un dipendente per il tragitto casa-lavoro è molto semplice.
Questo tipo di pagamento, infatti, rientra a pieno titolo nella retribuzione oraria del dipendente.
Tutto quello che dovrai sapere, quindi, è l’orario di partenza del lavoratore dalla sua abitazione e l’orario di rientro a fine giornata lavorativa.
Ti basterà poi applicare la tariffa oraria concordata contrattualmente et voilà, ecco l’importo da versare in busta paga inclusivo del tragitto casa-lavoro.
Ora che conosci tutti i tipi di rimborso a disposizione della tua azienda, non ti resta che scegliere quello che preferisci.
Ricorda però: qualunque sia il sistema di rimborso che sceglierai, sarà sempre necessario che il tuo dipendente compili la nota spese.
Per evitare errori ti consigliamo di mettere un modello a disposizione dei tuoi dipendenti e controllare sempre che venga compilata correttamente.
Non preoccuparti, per agevolarti in questo compito, nel prossimo capitolo ti spieghiamo cos’è e come si compila una nota spese, come predisporne una e con quali strumenti.
Il rimborso chilometrico è la somma che viene erogata ai dipendenti o collaboratori che utilizzano un proprio mezzo (ad esempio, un'auto di proprietà o a noleggio) per effettuare una trasferta di lavoro.
Per calcolare il rimborso chilometrico bisogna moltiplicare i chilometri percorsi per il costo chilometrico indicato nelle tabelle ACI.
La formula è: Rimborso chilometrico = costo km × km percorsi.