Capitolo 1

Orario di lavoro: cos'è e come viene limitato dalla normativa

Esistono dei limiti che non devono essere superati per quanto riguarda l’orario di lavoro giornaliero e settimanale, il riposo, le pause e gli straordinari: capiamo quali sono e le sanzioni nel caso in cui non vengano rispettati.

Autore: Dipendenti in Cloud
 

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La definizione dell’orario di lavoro è uno degli aspetti fondamentali nel rapporto datore-dipendenti.

Se non viene impostata correttamente, è facile che ne conseguano inefficienze a livello organizzativo, errori in busta paga e lamentele da parte dei collaboratori.

Per non parlare del fatto che l’azienda potrebbe incorrere in sanzioni in caso di accertamento della violazione.

Tutte queste spiacevoli situazioni possono essere facilmente evitate: vediamo come.


 

Orario di lavoro: cos’è e i limiti imposti dalla normativa

La normativa sull’orario di lavoro in vigore in Italia è rappresentata principalmente dal Decreto Legislativo 66/2003 e dall’Articolo 36 della Costituzione, all’interno dei quali vengono definiti i parametri standard di riferimento, il limite dell’orario di lavoro giornaliero e quello settimanale.

L’Articolo 36 della Costituzione stabilisce che la prestazione (e la remunerazione) del dipendente va calcolata su base oraria. La persona deve poter inoltre usufruire di un adeguato riposo.

Il Decreto Legislativo 66/2003 definisce l’orario di lavoro come il periodo in cui il lavoratore sia operativo, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio delle sue attività o delle sue funzioni.

La durata di riferimento della specifica mansione è definita con maggiore precisione all’interno dei contratti collettivi nazionali e può essere inferiore al tetto indicato dalla norma generale: per i dettagli ti consigliamo di confrontarti con il consulente del lavoro.

Vediamo nello specifico quali sono le disposizioni sull’orario di lavoro giornaliero e settimanale.


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Il limite di orario di lavoro giornaliero e settimanale

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, sempre sulla base del Decreto Legislativo 66/2003, distingue due tipologie principali di contratto:

  • a tempo pieno: il limite di orario settimanale è pari alle 40 ore. I CCNL possono riportare delle previsioni differenti;
  • a tempo parziale o part-time: l’orario è ridotto. In questo caso la durata della mansione può essere ripartita su tutti i giorni della settimana (part-time orizzontale) oppure soltanto su alcuni durante i quali il collaboratore svolge un “turno pieno” (part-time verticale).

Per il lavoro a tempo pieno, la norma prevede un totale di 40 ore settimanali suddivise su 5 o 6 giorni, a seconda del contratto di riferimento e della mansione svolta dal dipendente. Questo l’orario considerato normale.

Si dovrà escludere dal conteggio dell’orario di lavoro il tempo necessario per il tragitto casa-lavoro nonché per le pause. È, ad esempio, un orario classico quello che va dalle 9 alle 18, con pausa di un'ora per il pranzo. Il tempo che il dipendente impiega per arrivare sul posto di lavoro non è incluso, ma ricorda che la reperibilità segue regole diverse. Quest’ultima, infatti, anche se non rientra nel tradizionale orario di lavoro, deve essere lo stesso pagata con un'indennità.

Diverso il limite massimo di lavoro settimanale: secondo la legge non può superare le 48 ore settimanali per ogni periodo di 7 giorni. Il calcolo comprende le ore di lavoro straordinario.

Tale fattore viene indicato con ulteriore precisione all’interno dei CCNL sulla base di un periodo che non può superare i 4 mesi; alcuni contratti arrivano fino a 6-12 mesi a fronte di specifiche motivazioni di natura tecnica e organizzativa.

Per quanto riguarda invece il limite di orario giornaliero, è bene sapere che non è previsto al momento una durata massima prestabilita, cosa che in realtà esisteva in passato.

Tale parametro può essere calcolato sulla base della durata minima del riposo giornaliero (11 ore), quindi si avrà prestazione massima di 13 ore giornaliere.

 

 

Limite massimo

Orario di lavoro settimanale
48 ore per ogni periodo di 7 giorni (compreso il lavoro straordinario).
Orario di lavoro giornaliero
13 ore (calcolato sulla durata minima del riposo giornaliero di 11 ore).
Lavoro straordinario
250 ore annuali.

Una tabella riassuntiva con i limiti massimi di orario di lavoro giornaliero e settimanale e degli straordinari.

 

Pause di lavoro: la durata

Come bisogna comportarsi rispetto alle pause di lavoro? Quando sono previste? Si tratta di un obbligo che il titolare dell’attività deve rispettare nel momento in cui il lavoro giornaliero supera le 6 ore; possono essere utilizzate dalla persona per recuperare le energie psico-fisiche ed eventualmente per consumare un pasto.

La durata minima è di 10 minuti e può arrivare fino alle 2 ore, salvo naturalmente disposizioni differenti nei CCNL, cosa che accade ad esempio per quanti operano su turni.

Questi intervalli non risultano oggetto di retribuzione: non vanno perciò considerati all’interno dell’orario di lavoro.

 

Riposo giornaliero e settimanale: gli obblighi

Se l’Articolo 36 della Costituzione stabilisce il diritto al riposo dei dipendenti, il Decreto Legislativo 66/2003 indica come comportarsi per quanto concerne il riposo giornaliero.

Questo concetto ha portato un cambio di prospettiva a livello legislativo: è il limite massimo di orario giornaliero a essere stabilito in base al riposo e non più viceversa.

Sulla base dell’Articolo 7 dello stesso Decreto Legislativo è quantificato in 11 ore consecutive ogni 24 ore. Il lavoro giornaliero massimo è perciò pari a 13 ore.

La legge prevede una deroga per tale obbligo e vale, ad esempio, per i professionisti che operano con orari frazionati o per quanti hanno necessità di risultare reperibili.

Per i collaboratori che hanno più di un’occupazione vige l’obbligo di informare il titolare dell’attività o un suo referente sul numero di ore totali: un calcolo che serve per il rispetto dell’obbligo giornaliero, come riportato dalla circolare n.° 8 del 2005 del Ministero del Lavoro.

La normativa indica inoltre un tempo di riposo settimanale obbligatorio che ammonta a 24 ore libere ogni 7 giorni; l’arco temporale non deve comunque superare i 14 giorni. Queste ore sono da cumulare alle 11 del riposo giornaliero, per un totale di 35 ore.

In genere il periodo di riposo settimanale coincide con il weekend, ma non necessariamente: fanno eccezione categorie quali turnisti oppure mansioni che presentano particolari momenti di operatività, come ad esempio cuochi e camerieri, per le quali va però rispettata la cadenza di riposo ogni 6 giorni lavorativi.

 

 

Durata minima

Pause di lavoro
10 minuti di durata minima se l’orario di lavoro giornaliero supera le 6 ore.
Riposo giornaliero
11 ore consecutive ogni 24 ore.
Lavoro straordinario
24 ore ogni 7 giorni.

Una tabella riassuntiva con la durata minima delle pause di lavoro e dei riposi giornalieri e settimanali.

 

I limiti dell'orario straordinario e il riposo compensativo

La legge prevede la possibilità di ricorrere al lavoro straordinario, a patto di adempiere ad alcuni criteri specifici:

  • se non è disciplinato dalla contrattazione collettiva, il ricorso al lavoro straordinario può avvenire solo previo accordo tra datore di lavoro e dipendente e non deve superare le 250 ore annuali;
  • in ogni caso, l’orario di lavoro complessivo (inclusi gli straordinari) non deve mai oltrepassare le 48 ore nell’arco di 7 giorni in 4 mesi;
  • viene data la possibilità di arrivare a 6 mesi se previsto dal CCNL e a 12 mesi per ragioni che trovano riscontro a livello organizzativo;
  • al dipendente dovrà essere corrisposta una retribuzione con maggiorazione oppure con riposo compensativo;
  • nel caso in cui il lavoro straordinario si rivela un lavoro continuativo non può essere saldato in modo forfettario.

Dobbiamo perciò intendere il riposo compensativo come una misura alternativa o aggiuntiva alla maggiorazione retributiva con cui il datore di lavoro può colmare le ore del dipendente effettuate come straordinario.

Il riposo compensativo è stato introdotto soprattutto in situazioni quali lavoro notturno, festivo, turni a orario o ulteriori condizioni che si rivelano particolarmente usuranti o faticose.


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Le sanzioni per il mancato rispetto delle normative sul limite dell’orario di lavoro

Il mancato rispetto della normativa sull’orario di lavoro comporta sanzioni di diversa entità in base al limite di volta in volta non rispettato.

Se ad esempio un dipendente non dovesse attenersi alle pause obbligatorie, non utilizzando i dieci minuti minimi previsti dalla normativa, l’azienda rischia una multa amministrativa di minimo 100 euro e di massimo 3.000 euro. È prevista una maggiorazione di massimo 600 euro in base al numero di lavoratori coinvolti.

Non è da meno la possibilità di sanzione per il mancato rispetto del riposo settimanale obbligatorio: in caso di violazioni, la sanzione va da un minimo di 200 euro fino a un massimo di 10.000 euro. È prevista una maggiorazione di massimo 2.000 euro in base al numero di lavoratori coinvolti.

Dovrai infine prestare particolare attenzione al lavoro straordinario: se non vengono rispettati i limiti previsti per legge è possibile incorrere in sanzioni amministrative di minimo 51 euro e di massimo 154 euro al giorno per il singolo dipendente.

Conoscere le disposizioni normative sugli orari di lavoro è fondamentale, sia per rispettare i diritti dei dipendenti sia, come abbiamo visto, per evitare spiacevoli sanzioni.

Passiamo ora ad un argomento più pratico: come gestire gli orari e i turni lavorativi nel quotidiano? Come farlo assicurandosi di rispettare la legge, promuovere il benessere dei lavoratori e rispondere alle esigenze aziendali? Quali sono i consigli per pianificare, controllare e conteggiare le ore di lavoro dei dipendenti in modo efficace ed efficiente? Lo scopriremo nel prossimo capitolo.